Ottenere un rendimento netto del 5% sui propri risparmi significa riuscire a far crescere il proprio capitale investito, al netto di tasse e spese, di una percentuale pari al 5% ogni anno. Questo dato, nella realtà dei mercati finanziari, rappresenta una soglia ambiziosa ma teoricamente raggiungibile, specialmente se si opta per strumenti che bilanciano rischio e rendimento in maniera consapevole. Il 5% netto va distinto dal rendimento lordo: il primo è quello che effettivamente incassi dopo aver pagato le imposte e scontato eventuali costi di gestione, mentre il secondo non tiene conto di queste decurtazioni.
Cosa significa davvero avere il 5% netto
Molti risparmiatori, leggendo pubblicità o sentendo parlare esperti dell’argomento, si chiedono quale sia la cifra reale che si incassa con un rendimento annuale netto del 5%. Facendo un esempio concreto, immaginiamo di investire 100.000 euro e mantenerli investiti per 10 anni, ottenendo un rendimento netto annuo costante del 5%. Utilizzando la formula per il calcolo dell’interesse composto, il capitale finale dopo dieci anni sarebbe vicino ai 163.000 euro, ovvero una crescita complessiva del 62,7% rispetto all’investimento iniziale.
Questo calcolo si basa sulla capitalizzazione composta degli interessi: ogni anno, l’interesse si calcola non solo sulla somma investita, ma anche sugli interessi accumulati negli anni precedenti. Ecco perché il risultato finale non è semplicemente il 5% moltiplicato per 10 anni, ma molto più elevato grazie all’effetto esponenziale dell’interesse composto.
Strumenti per ottenere un rendimento netto del 5%
Se si desidera ottenere questo genere di rendimento netto, non tutti gli strumenti finanziari sono adatti. In alcuni periodi, i conti deposito o le obbligazioni governative di paesi solidi faticano ad avvicinarsi a queste cifre. Tuttavia, sono presenti sul mercato titoli che, pur offrendo un tasso superiore, implicano un rischio decisamente più alto.
Tra le principali opzioni si trovano:
- Obbligazioni high yield, principalmente statunitensi, che offrono cedole elevate perché emesse da aziende con rating basso, quindi considerate più rischiose dagli investitori.
- Titoli di Paesi emergenti, che pagano premi di rischio superiori rispetto alle emissioni dei paesi sviluppati e prevedono un rendimento più alto per compensare una maggiore possibilità di default o volatilità dei mercati di riferimento.
- ETF obbligazionari specializzati su questi segmenti, che consentono di diversificare il rischio su un paniere di titoli invece che su un singolo emittente.
- Alcune soluzioni alternative nell’ambito dei fondi comuni di investimento, ma attenzione ai costi di gestione: questi possono erodere sensibilmente il rendimento atteso.
Prima di scegliere, è fondamentale valutare la propria propensione al rischio, la durata dell’investimento e la possibilità di subire eventuali perdite temporanee o permanenti sul capitale investito.
Come calcolare il rendimento netto effettivo
Il valore pubblicizzato di molti prodotti finanziari è spesso al lordo di tasse e commissioni. Perciò, ciò che conta davvero è quanto resta in tasca all’investitore, ovvero il rendimento netto. Il calcolo va eseguito considerando:
- Il capitale investito (ad esempio, 100.000 euro).
- La % di rendimento al netto delle tasse (ad esempio, 5%).
- Il periodo di investimento (ad esempio, 1 anno o 10 anni).
Basta applicare una formula semplice: Rendimento netto annuale = Capitale x Tasso netto / 100. Così, con 100.000 euro al 5% netto, si ottengono 5.000 euro all’anno di nuovi guadagni, che si sommano progressivamente grazie alla capitalizzazione degli interessi. Tuttavia, occorre sempre tener conto delle spese di gestione, della tassazione sulle plusvalenze (generalmente il 26% in Italia, salvo alcune eccezioni) e di eventuali costi di intermediazione, che possono ridurre significativamente il rendimento reale.
Nei casi più semplici, come il conto deposito, il risultato è immediato e trasparente; ma con fondi, ETF ed obbligazioni, la valutazione va fatta attentamente per evitare brutte sorprese sui costi ricorrenti che si accumulano negli anni, riducendo l’efficacia dell’interesse composto.
I rischi dietro un rendimento netto elevato e la vera cifra che incassi
È importante sfatare i miti e capire che ogni rendimento “interessante” nasconde una controparte di rischio proporzionata. Gli strumenti che promettono rendimenti del 5% netto generalmente espongono il capitale a rischi di credito (fallimento dell’emittente), rischio paese (instabilità politica o economica), volatilità di mercato (perdita temporanea o permanente di valore) e rischio cambio se emessi in valuta diversa dall’euro.
Oltre ai rischi, le spese di gestione hanno un peso cruciale. Un fondo che costa 2,5% l’anno in commissioni può ridurre il guadagno atteso di oltre la metà in dieci anni. E una tassa sulle plusvalenze e sugli interessi (ad esempio, il 26% in Italia) può decurtare ulteriormente il risultato finale, allontanando il risultato effettivo dal rendimento lordo pubblicizzato.
In definitiva, la cifra reale che incassi si scopre solo tenendo conto di queste variabili e facendo un piano che tenga conto non solo delle medie storiche, ma anche della volatilità e della possibilità di subire temporanei ribassi. In un contesto ben pianificato, ottenere un 5% netto è possibile, ma bisogna essere disposti a tollerare variazioni di valore e investire con una visione di lungo termine.
In conclusione, sapere cosa significa ottenere un rendimento del 5% netto sui propri risparmi consente di programmare meglio le proprie finanze e di scegliere consapevolmente tra strumenti più sicuri ma meno redditizi e soluzioni più rischiose ma potenzialmente più remunerative, con la consapevolezza che i guadagni netti, senza rischi e senza costi, semplicemente non esistono nel panorama finanziario reale.